CAMPOBASSO - Il Ciclista Domenico Aurisicchio, tesserato con L’ASD Cicli di Niro di Campobasso, dopo aver effettuato una preparazione invernale in palestra praticando acquabike, in primavera ha partecipato a quattro Randonnee e quattro Granfondo tra cui la mitica 9 colli a Cesenatico. Nel mese di giugno, dopo aver fatto quattro Granfondo sull’arco alpino, Marcialonga, a Predazzo, Daminano Cunego a Verona, Campagnolo a Feltre (che con il nuovo percorso è stata fantastica) Pantani ad Aprica ha concluso con la Super Randonnee, in omaggio al Campionissimo, Coppi, a Cuneo (540 Km e 10.500 mt di dislivello scalando il colle della Lombarda, il col Bonette, il col du Vars, l’Isoard, il Monginevro, il Sestriere, la Colletta Isasca, il Sampyere, Montemale e Piatte) ha partecipato alla Costa To Coast in USA.
La Coast to Coast è stata una gara a tappe continue che si è svolta in venti giorni con inizio a San Diego in California fino a New York. Sono stati percorsi 5.000 km con una media di 250 km al giorno attraverso gli stati americani. Dalle Montagne Rocciose della California al deserto dell’Arizona ai luoghi caratteristici del Colorado, con le Monument Valley, alle pianure del Kansas. Sono stati attraversato gli stati centrali dell’Illionis, Missouri, con i grandi fiumi, lo stato dell’Indiana, dell’Ohaio, Pensilvenya e New Jersey, questi ultimi due simili al nostro territorio. Durante le tappe, suddivise in porte orarie e in alcune anche con prove speciali, il gruppo, composto da 12 italiani e una ragazza messicana è stato abilmente seguito e assistito per i rifornimenti e assistenza tecnica e logistica, dall’ottimo organizzatore Nico Valsesia, esperto ciclista e già 2° alla Race Across America del 2006. È stata sì una gara, ma i ciclisti hanno avuto modo di pedalare su grandi distanze e con temperature elevate: da oltre 50° nel deserto a ridosso delle montagne rocciose, ai 40-45° nelle pianure del Missouri con elevata umidità. Solo in due tratte di alcune tappe Domenico ha avvertito problemi legati al caldo e in una problemi di alimentazione (nel gergo: crisi di fame). Alla fine tutto è andato liscio fino alla conclusione sulle rive dell’Atlantico. In quel punto, per regolamento, poteva essere compromessa la gara, cosa che fortunatamente non è stato.
Sicuramente è stata una bella ed interessante esperienza, ci afferma Domenico, per misurare la capacità atletica. Fare 20 tappe in 20 giorni consecutivi all’inizio faceva un po’ paura. Gli ultimi giorni, anche con il clima più mite 30-35° e zone con molta vegetazione, sono stati apparentemente meno impegnativi ma, evidentemente, il corpo e la mente si erano bene allenati. Ho visto, continua Domenico, gli Stati Uniti da una posizione privilegiata rispetto al normale viaggiatore organizzato. I bei luoghi attraversati, il deserto con depressione a – 72 metri, il deserto con solo sabbia e solo la lingua d’asfalto molto diritta per diversi chilometri le montagne oltre i 3000 metri e le grandi pianure sono state vissute e toccate con mano. Una tappa di 280 km comprendeva tre semicurve e quattro curve ad angolo retto e quel giorno spirava il vento da Sud mentre viaggiavamo diritti verso l’Est. Gli Stati Uniti, l’America Settentrionale, non è solo New York, Chicago, Boston ma anche villaggi dove vivono le riserve degli indiani Navaja e le persone che vanno a lavorare portandosi dietro le case cioè le grosse Motorhome. Ho attraversato villaggi e paesi segnati dai tornado ma anche paesi dall’aspetto spettrale nel senso che in essi molte case sono state abbandonate probabilmente dopo la corsa all’oro e le modifiche nelle grandi coltivazioni di frumento. In alcune zone la densità della popolazione è al di sotto dell’1% in altre poco più. In un luogo abbiamo incontrato la comunità dei Mormoni. Persone che vivono ferme ai secoli scorsi, viaggiano con calessi e diligenze non usano la luce elettrica ma qualche bicicletta si. Gli automobilisti ora numerosi ora scarsi sono molto rispettosi del Codice della Strada e molto cortesi e gentili con noialtri ciclisti che a volte, per il forte vento laterale, eravamo costretti a viaggiare a ventaglio invadendo di più la carreggiata che comunque era abbastanza larga proprio per le biciclette. In verità abbiamo trovato sporadici ciclisti e per lo più intorno a grandi agglomerati. Con soddisfazione siamo stati tutti bene anche se tre persone non hanno portato a termine tutte le tappe e abbiamo avuto banali problemi tecnici alle bici: forature e qualche ruota rotta.
La cosa molto negativa di questo viaggio è l’uso smoderato dell’aria condizionata e del ghiaccio. Gli Americani usano molta differenza tra la temperatura esterna e interna sia dei locali che delle abitazioni e troppo ghiaccio che aggiungono a bevande già refrigerate.
28 / 08 / 2008
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