CAMPOBASSO - C’è un appuntamento fisso che all’inizio di maggio porta a Bibione, rinomata località turistica veneta, un buon numero di arbitri provenienti da tutta Italia per cimentarsi da giocatori anziché da direttori di gara. Si tratta di un Torneo nato per ricordare Gabriele Gamba, arbitro nazionale di Chioggia, vittima nel 1996 di un pirata della strada..Quest'anno tra i premiati c’è anche la rappresentanza di Campobasso a cui è andato il premio per il comitato proveniente da “più lontano”. Eccoci allora a conoscere i nostri sei eroi, giunti dal Molise fin dal giorno di sabato: la foto sopra li ritrae pimpanti e (quasi) sorridenti, sottorete e pronti a dar battaglia. Da sinistra essi sono: Vincenzo De Luca, Catia Di Camillo, Brenda Forlì, Nicole Mancini, Carlo Palma, Vincenzo Potente. Tra di loro anche Catia Di Camillo il FAP (Fiduciario Arbitri Provinciale) del C.P. di Campobasso. Approfittiamo dell’occasione per sentire dalle sue parole il racconto di questa bella avventura.
“Siamo partiti alle 4 di mattina – esordisce Catia -, per arrivare a mezzogiorno ..... è stato un lungo viaggio, ma ne è valsa la pena. Ci siamo divertiti molto!”.
Ma come è nata la decisione di partecipare a questo torneo? “Premesso che sono fiduciaria provinciale da tre mesi, appena ho visto la mail inviata a tutti i comitati da Alvise (uno dei responsabili organizzativi del torneo, ndr) ho pensato: andiamo! Così ho chiamato i miei arbitri, dicendo chiaramente: andiamo o, comunque, parto da sola! La nostra è una provincia e una regione piccola, e ciò si riflette anche dal punto di vista pallavolistico: ci sono pochi campionati e di conseguenza pochi arbitri. Campobasso ne conta, ad oggi, 11 di ruolo provinciale, 5 regionale e 2 nazionale. Partecipare a questo torneo mi sembrava un'ottima occasione per farci conoscere e soprattutto per far conoscere ai miei arbitri altri colleghi”.
Come vi siete trovati a Bibione? “Bene, non abbiamo avuto l'opportunità di visitare la città per mancanza di tempo, però da quello che abbiamo potuto vedere è una cittadina meravigliosa come del resto anche le persone che la abitano”.
Ritornerete? “Certo che torneremo, abbiamo trovato un ambiente familiare, pronto ad accogliere colleghi venuti da lontano, spirito di gruppo che in fondo è quello che accomuna la Fipav, una sorta di grande famiglia che ha ramificazioni ovunque in Italia. Abbiamo trovato colleghi fantastici e mi piacerebbe poter ricambiare l'ospitalità con l'organizzazione di un torneo in Molise”.
Già che ci siamo, vediamo di conoscere meglio Catia: “Ho 28 anni, e nella vita sono vigile del fuoco e studentessa in medicina. E arbitro di ruolo regionale dal 2000”.
Quando hai cominciato ad arbitrare e perché? “Ho iniziato ad arbitrare nel 1999. All'inizio l'ho fatto solo per i crediti formativi validi per il diploma scolastico che avrei potuto ottenere con la qualifica di arbitro federale di volley. Poi mi sono appassionata sempre di più e ho continuato sulla strada intrapresa. Al punto che quest'anno sono anche diventata docente regionale, quindi ho raggiunto un ulteriore incentivo per migliorare e migliorarmi”.
Come mai la decisione di diventare FAP? “Il ruolo di FAP mi è stato proposto visto l'ondata di cambiamenti che stanno avvenendo nel nostro comitato. La crescita e la qualificazione del nostro settore arbitrale è un obiettivo prioritario e strategico che passa attraverso a nuovi stimoli e che avvicinerà non solo gli arbitri tra di loro, ma diventerà un elemento determinante per dare maggior coesione a tutto il movimento pallavolistico in Regione. So che dobbiamo ancora crescere e che c'e ancora tanta strada da fare, ma c'e la stiamo mettendo tutta. Ad esempio, e scusate se è poco, sabato 14 aprile inaugureremo la Scuola Arbitri Regionale Molise. Un traguardo che ci pone al pari dei comitati più evoluti d’Italia”.
Quali sono le difficoltà che hai riscontrato in questo nuovo ruolo? “Non è stato facile immedesimarmi nel ruolo perché a volte bisogna sindacare sul comportamento di chi, fino al giorno prima, è stato un collega, magari con maggior anzianità di ruolo. Caratterialmente sono più brava a giudicare il mio operato che non quello altrui, ma col passare del tempo sto smussando le mie carenze e ce la sto mettendo tutta per farmi accettare e apprezzare dagli arbitri che in qualche modo coordino. E’ come stare sul seggiolone: bisogna conquistare la stima e la fiducia degli altri e questo può avvenire solo con l’impegno continuo, giorno per giorno, senza imporsi, lavorando con tutti i miei ragazzi e per tutti loro."
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