CAMPOBASSO - Poteva avere una carriera assicurata nel mondo del rugby nel ruolo di seconda linea, ma alcuni istruttori di Vicenza sono riusciti a trasportarlo nel pianeta del basket nel quale, dall’età di 14 anni, Antonio Saccardo è diventato una autentica stella. Numerose, infatti, le sue esperienze nei vari tornei nazionali, dall’A1 alle categorie cadette che hanno messo in luce il suo indubbio talento e la sua peculiare grinta che lo porta a combattere per la conquista di ogni singola palla senza lesinare impegno e disciplina. Dopo varie esperienze maturate in tutta Italia Saccardo è approdato nella società della Geotec Mens Sana Campobasso. E’ l’uomo più esperto e temibile del roster, autentico faro in campo che non lesina anche consigli ai suoi compagni più giovani. Ha scelto Campobasso sponda Mens Sana perché è una società sana che ha grande voglia di crescere e che vuole migliorarsi attraverso un gruppo di giovani che con il passare del tempo potranno togliersi diverse soddisfazioni. “Il girone G è forse il più difficile -ha rimarcato Saccardo– e per il suo elevato livello può essere paragonato ad una B2 almeno per ciò che concerne le prime otto formazioni”. Sposato da dieci anni e papà di due figli, un maschio ed una femmina che però non hanno ripreso da lui per ciò che concerne la passione per lo sport, Antonio Saccardo è un uomo navigato con ancora però lo sguardo di chi ha tuttora la voglia, la passione e l’entusiasmo di un ragazzino che si diverte a scendere sul parquet e lottare ogni fine settimana per conquistare la vittoria. Un uomo che ha trovato un suo perfetto equilibrio sia nella sua vita sportiva che in quella privata con al centro, ovviamente, la sua famiglia. Entusiasmo allo stato puro che si percepisce bene quando ci si trova a parlare con Saccardo che sotto la veste di combattente forgiato nei duri scontri sotto canestro rivela anche un aspetto gioviale e con un bagaglio di esperienza che gli ha permesso di affrontare la sua scelta di vita in maniera decisa. L’unico suo rimpianto è quello di non aver potuto portare a termine gli sudi. “Ho dovuto fare una vita piena di sacrifici e rinunciare agli studi per poter diventare un cestista professionista. Questo è il mio unico rammarico ed è per questo che consiglio caldamente a tutti coloro che decidono di intraprendere una carriera sportiva o anche a coloro che vorranno da grandi prendere altre strade di non abbandonare mai gli studi. Al giorno d’oggi è molto importante, anzi fondamentale avere delle ottime basi culturali”. Saccardo, per sua fortuna e per merito, sin da piccolo ha sempre vissuto nel mondo dello sport che gli ha trasmesso anche i valori più puri dello sport inteso con la “S” maiuscola ed è per questo, forse, che, almeno al momento, il suo sogno più grande sarebbe quello di poter diventare un istruttore del settore giovanile. “Spesso mi capita di vedere ragazzi che senza nessuno scopo passano il loro tempo per la strada. Mi è capitato di pensare a loro e di volermi impegnare in prima persona per la loro educazione, ma poi mi son detto che era una cosa difficilmente realizzabile anche perché ho girato in lungo e largo l’Italia. Un giorno, quando appenderò le cosiddette scarpette al chiodo mi piacerebbe –ha rimarcato Saccardo– diventare istruttore del settore giovanile e riuscire ad allenare un gruppo di minibasket e portarlo fino allo svezzamento. Sarebbe come far crescere e maturare altri 10/12 figli”. A dire il vero le sue doti di istruttore sono già state testate in qualche allenamento dove lo stesso Saccardo ha sostituito il General Manager Umberto Anzini. Lo sguardo e l’attenzione dei bambini sono rimasti indelebili nei ricordi di Saccardo che conferma anche di avere un grande cuore disposto ad aiutare e a trasmettere ciò che ha imparato in questi anni di militanza ai massimi livelli del basket italiano. Un uomo con basi solide, non c’è dubbio, che una volta smessi gli abiti di cestista trova rifugio, oltre che nella sua famiglia, anche nella lettura di un buon libro, in particolar modo di romanzi e nell’ascolto di ottima musica. La conformazione naturale e paesaggistica, poi, di Ferrazzano ha dato modo a Saccardo di poter “ricaricare le pile” anche attraverso delle lunghe e rilassanti passeggiate all’aperto all’interno delle quali Saccardo è riuscito a ritagliarsi intensi e personali momenti di meditazione mentale e spirituale. L’unica cosa che non è riuscito ancora a fare da quando è giunto a Campobasso è la pesca a causa del clima non del tutto propizio ma che cercherà di approfondire con l’arrivo della bella stagione.
18 / 11 / 2008
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